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	<title>Commenti per ProfessioneReporter</title>
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	<description>IL MESTIERE DI RACCONTARE</description>
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		<title>Commenti su Nassiryia, Iraq di virginia</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/03/28/nassiryia-iraq/#comment-12</link>
		<dc:creator>virginia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 19:01:02 +0000</pubDate>
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		<description>........ricordi nel cuore!</description>
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		<title>Commenti su Marina Catena di emande</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/06/19/marina-catena/#comment-11</link>
		<dc:creator>emande</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 11:13:15 +0000</pubDate>
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		<description>30 agosto 2008, ore 18,30, 
Marina Catena presenterà &quot;Una donna per soldato&quot; 
alla Festa del Libro di Montereggio, Paese dei Librai (MS). 
Ingresso libero.
info@montereggio.it  – www.montereggio.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>30 agosto 2008, ore 18,30,<br />
Marina Catena presenterà &#8220;Una donna per soldato&#8221;<br />
alla Festa del Libro di Montereggio, Paese dei Librai (MS).<br />
Ingresso libero.<br />
<a href="mailto:info@montereggio.it">info@montereggio.it</a>  – <a href="http://www.montereggio.it" rel="nofollow">http://www.montereggio.it</a></p>
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		<title>Commenti su Marina Catena di Una donna per soldato &#124; La Torre di Babele</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/06/19/marina-catena/#comment-10</link>
		<dc:creator>Una donna per soldato &#124; La Torre di Babele</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 22:32:09 +0000</pubDate>
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		<description>[...] una per metà in divisa e per metà una di voi, perchè il fidanzato sta Kabul. Non sono sicuro che Marina Catena mi abbia risposto, o forse mi ha risposto e io non l&#8217;ho sentita perchè già conoscevo la [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] una per metà in divisa e per metà una di voi, perchè il fidanzato sta Kabul. Non sono sicuro che Marina Catena mi abbia risposto, o forse mi ha risposto e io non l&#8217;ho sentita perchè già conoscevo la [...]</p>
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		<title>Commenti su Chernobyl di Il ritorno all&#8217;inferno dell&#8217;orrore Nucleare &#171;</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/06/04/chernobyl/#comment-9</link>
		<dc:creator>Il ritorno all&#8217;inferno dell&#8217;orrore Nucleare &#171;</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 12:18:06 +0000</pubDate>
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		<description>[...] (…) Nove milioni di persone, un’area contaminata di oltre 150 mila chilometri quadrati. Decine di migliaia di morti e chissà ancora quanti dovranno morire.(…) Ecco il sarcofago di Chernobyl.  Entriamo nella centrale. E’ ufficialmente chiusa dal 2000 ma di fatto è ancora funzionante. Non produce più energia, ma non è spenta. Molti operai stanno lavorando alla disattivazione dei reattori uno e due. Un impegno difficile e soprattutto lungo.“Lavoriamo sette ore al giorno per un massimo di ventidue giorni consecutivi. Andare oltre questa soglia ci costerebbe la vita.” Nessuno lo ammette, ma ci vorrà almeno un secolo prima di scongiurare definitivamente il pericolo. Certo non si azzarda in previsioni Irina Kovlich, portavoce della centrale. “Non possiamo prevedere quanto ancora ci vorrà. L’aspetto più complicato riguarda lo smaltimento delle scorie. In sostanza, non è stato spento l’interruttore, alcuni sistemi sono ancora funzionanti. Ma non è così facile come spegnere la luce. Il mostro non ci permetterebbe altri errori”. Vivere a Chernobyl. Tra la vita e soprattutto la morte.  Ritorno all’inferno  Foto [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] (…) Nove milioni di persone, un’area contaminata di oltre 150 mila chilometri quadrati. Decine di migliaia di morti e chissà ancora quanti dovranno morire.(…) Ecco il sarcofago di Chernobyl.  Entriamo nella centrale. E’ ufficialmente chiusa dal 2000 ma di fatto è ancora funzionante. Non produce più energia, ma non è spenta. Molti operai stanno lavorando alla disattivazione dei reattori uno e due. Un impegno difficile e soprattutto lungo.“Lavoriamo sette ore al giorno per un massimo di ventidue giorni consecutivi. Andare oltre questa soglia ci costerebbe la vita.” Nessuno lo ammette, ma ci vorrà almeno un secolo prima di scongiurare definitivamente il pericolo. Certo non si azzarda in previsioni Irina Kovlich, portavoce della centrale. “Non possiamo prevedere quanto ancora ci vorrà. L’aspetto più complicato riguarda lo smaltimento delle scorie. In sostanza, non è stato spento l’interruttore, alcuni sistemi sono ancora funzionanti. Ma non è così facile come spegnere la luce. Il mostro non ci permetterebbe altri errori”. Vivere a Chernobyl. Tra la vita e soprattutto la morte.  Ritorno all’inferno  Foto [...]</p>
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		<title>Commenti su Chernobyl di Viaggio nell&#8217;apocalisse &#124; La Torre di Babele</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/06/04/chernobyl/#comment-8</link>
		<dc:creator>Viaggio nell&#8217;apocalisse &#124; La Torre di Babele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 23:07:19 +0000</pubDate>
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		<description>[...] (…) Ecco il sarcofago di Chernobyl.  Entriamo nella centrale. E’ ufficialmente chiusa dal 2000 ma di fatto è ancora funzionante. Non produce più energia, ma non è spenta. Molti operai stanno lavorando alla disattivazione dei reattori uno e due. Un impegno difficile e soprattutto lungo.“Lavoriamo sette ore al giorno per un massimo di ventidue giorni consecutivi. Andare oltre questa soglia ci costerebbe la vita.” Nessuno lo ammette, ma ci vorrà almeno un secolo prima di scongiurare definitivamente il pericolo. Certo non si azzarda in previsioni Irina Kovlich, portavoce della centrale. “Non possiamo prevedere quanto ancora ci vorrà. L’aspetto più complicato riguarda lo smaltimento delle scorie. In sostanza, non è stato spento l’interruttore, alcuni sistemi sono ancora funzionanti. Ma non è così facile come spegnere la luce. Il mostro non ci permetterebbe altri errori”. Vivere a Chernobyl. Tra la vita e soprattutto la morte.  Ritorno all’inferno  Foto [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] (…) Ecco il sarcofago di Chernobyl.  Entriamo nella centrale. E’ ufficialmente chiusa dal 2000 ma di fatto è ancora funzionante. Non produce più energia, ma non è spenta. Molti operai stanno lavorando alla disattivazione dei reattori uno e due. Un impegno difficile e soprattutto lungo.“Lavoriamo sette ore al giorno per un massimo di ventidue giorni consecutivi. Andare oltre questa soglia ci costerebbe la vita.” Nessuno lo ammette, ma ci vorrà almeno un secolo prima di scongiurare definitivamente il pericolo. Certo non si azzarda in previsioni Irina Kovlich, portavoce della centrale. “Non possiamo prevedere quanto ancora ci vorrà. L’aspetto più complicato riguarda lo smaltimento delle scorie. In sostanza, non è stato spento l’interruttore, alcuni sistemi sono ancora funzionanti. Ma non è così facile come spegnere la luce. Il mostro non ci permetterebbe altri errori”. Vivere a Chernobyl. Tra la vita e soprattutto la morte.  Ritorno all’inferno  Foto [...]</p>
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		<title>Commenti su Paolo Giuntella di maria grazia russo</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/05/25/paolo-giuntella/#comment-7</link>
		<dc:creator>maria grazia russo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 09:48:47 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Tommaso, il mio è un abbraccio per te, i tuoi fratelli e mamma, un abbraccio veramente grande e affettuoso. Tu non mi conosci, sono un amica di papà e delle sorelle, dei vecchi tempi, i tempi della famosa panchina e di tutto quello che in quel periodo ci ha uniti in una indeminticabile, profonda amicizia e se anche la vita ci ha portati a percorrere strade diverse non ha assolutamente cancellato tutto quello che ci tenne uniti allora ne tanto meno l&#039;affetto che resterà sempre immutato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tommaso, il mio è un abbraccio per te, i tuoi fratelli e mamma, un abbraccio veramente grande e affettuoso. Tu non mi conosci, sono un amica di papà e delle sorelle, dei vecchi tempi, i tempi della famosa panchina e di tutto quello che in quel periodo ci ha uniti in una indeminticabile, profonda amicizia e se anche la vita ci ha portati a percorrere strade diverse non ha assolutamente cancellato tutto quello che ci tenne uniti allora ne tanto meno l&#8217;affetto che resterà sempre immutato.</p>
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		<title>Commenti su Paolo Giuntella di pinoscaccia</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/05/25/paolo-giuntella/#comment-6</link>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2008 18:46:42 +0000</pubDate>
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		<description>Tommaso, un grande abbraccio davvero. Me lo posso permettere: ho la stessa età di papà e forse te hai la stessa età di mio figlio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tommaso, un grande abbraccio davvero. Me lo posso permettere: ho la stessa età di papà e forse te hai la stessa età di mio figlio.</p>
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		<title>Commenti su Paolo Giuntella di tommaso giuntella</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/05/25/paolo-giuntella/#comment-5</link>
		<dc:creator>tommaso giuntella</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2008 18:15:38 +0000</pubDate>
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		<description>grazie, 
davvero.
Giravo per la rete cercando di ricordare Papà che non è più nella stanza dillà ad ascoltare qualche jazzista underground, e ho incontrato voi...
Grazie di cuore. Tenteremo di continuare la sua strada.
Guardate il video, io sono quello col banjo!


http://www.youtube.com/watch?v=5obMa7WYjy8</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie,<br />
davvero.<br />
Giravo per la rete cercando di ricordare Papà che non è più nella stanza dillà ad ascoltare qualche jazzista underground, e ho incontrato voi&#8230;<br />
Grazie di cuore. Tenteremo di continuare la sua strada.<br />
Guardate il video, io sono quello col banjo!</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://documenti.wordpress.com/2008/06/19/marina-catena/"><img src="http://img.youtube.com/vi/5obMa7WYjy8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Commenti su Paolo Giuntella di Ciao, Paolo &#124; La Torre di Babele</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/05/25/paolo-giuntella/#comment-4</link>
		<dc:creator>Ciao, Paolo &#124; La Torre di Babele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2008 13:53:59 +0000</pubDate>
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		<description>[...] bellezza&#8221;. E detta da uno che sapeva già di morire fa venire i brividi e insegna qualcosa. Paolo Giuntella era così.  Gli sono ancora grato perchè ai tempi di Kukes mi tolse il disagio di una situazione [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] bellezza&#8221;. E detta da uno che sapeva già di morire fa venire i brividi e insegna qualcosa. Paolo Giuntella era così.  Gli sono ancora grato perchè ai tempi di Kukes mi tolse il disagio di una situazione [...]</p>
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		<title>Commenti su Nassiryia, Iraq di Ricordi Nassiryia? &#124; La Torre di Babele</title>
		<link>http://documenti.wordpress.com/2008/03/28/nassiryia-iraq/#comment-3</link>
		<dc:creator>Ricordi Nassiryia? &#124; La Torre di Babele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2008 00:15:06 +0000</pubDate>
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		<description>[...] All&#8217;inizio Nassiryia era addirittura un posto rassicurante. Le precauzioni che assumevamo a Baghdad, ogni volta che scendevamo al sud erano messe da parte. Giravamo per mercati, tranquilli, anche la notte. Dormivamo in albergo, proprio davanti all&#8217;Eufrate e ci sentivamo al sicuro. Fino alla strage. Forse quello stesso clima rilassato aveva coinvolto i nostri militari. Sapevamo tutti di una sorta di accordo con i capitribù locali. Probabilmente arrivò uno da fuori a spezzare la pace. Si è fatto subito un nome preciso, quello dell&#8217;ambiziosissimo Moqtada al Sadr che ha sempre selvaggiamente mirato ad alzare il prezzo ed entrare nella grande torta. Tornando, l&#8217;anno dopo, trovammo un altro accordo, più visibile e rispettato: i ponti segnavano una sorta di confine. I militari da una parte, accostati alla base di Tallil, gli iracheni dall&#8217;altra. Insomma, controllo finto, città inibita agli stranieri, non solo in divisa (ne sa qualcosa Micah Garen). Peccato. Tornando a Nassiryia non potevamo più incontrare bambini gioiosi e uomini sereni, cenare lungo il fiume, ma vederla solo da lontano, rinchiusi dentro il campo. Avevo assistito al sopralluogo, sono stato presente anche quando quel terreno è stato abbandonato, l&#8217;altro dicembre. Adesso che gli iracheni al sud sono tornati soli, al Sadr ha preso il controllo totale della città. Nassiryia torna a essere un punto del conflitto decentrato geograficamente ma centrale politicamente, dopo essere stato l&#8217;unico baluardo (sunnita) all&#8217;avanzata americana: per superare quei ponti ci vollero due settimane e tanti morti. Sono passati cinque anni e siamo tornati al punto di partenza, anzi peggio. Poi dicono che non è stata una guerra inutile, oltre che dolorosa.  Cartoline da Nassiryia  [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] All&#8217;inizio Nassiryia era addirittura un posto rassicurante. Le precauzioni che assumevamo a Baghdad, ogni volta che scendevamo al sud erano messe da parte. Giravamo per mercati, tranquilli, anche la notte. Dormivamo in albergo, proprio davanti all&#8217;Eufrate e ci sentivamo al sicuro. Fino alla strage. Forse quello stesso clima rilassato aveva coinvolto i nostri militari. Sapevamo tutti di una sorta di accordo con i capitribù locali. Probabilmente arrivò uno da fuori a spezzare la pace. Si è fatto subito un nome preciso, quello dell&#8217;ambiziosissimo Moqtada al Sadr che ha sempre selvaggiamente mirato ad alzare il prezzo ed entrare nella grande torta. Tornando, l&#8217;anno dopo, trovammo un altro accordo, più visibile e rispettato: i ponti segnavano una sorta di confine. I militari da una parte, accostati alla base di Tallil, gli iracheni dall&#8217;altra. Insomma, controllo finto, città inibita agli stranieri, non solo in divisa (ne sa qualcosa Micah Garen). Peccato. Tornando a Nassiryia non potevamo più incontrare bambini gioiosi e uomini sereni, cenare lungo il fiume, ma vederla solo da lontano, rinchiusi dentro il campo. Avevo assistito al sopralluogo, sono stato presente anche quando quel terreno è stato abbandonato, l&#8217;altro dicembre. Adesso che gli iracheni al sud sono tornati soli, al Sadr ha preso il controllo totale della città. Nassiryia torna a essere un punto del conflitto decentrato geograficamente ma centrale politicamente, dopo essere stato l&#8217;unico baluardo (sunnita) all&#8217;avanzata americana: per superare quei ponti ci vollero due settimane e tanti morti. Sono passati cinque anni e siamo tornati al punto di partenza, anzi peggio. Poi dicono che non è stata una guerra inutile, oltre che dolorosa.  Cartoline da Nassiryia  [...]</p>
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