L’incubo Paolini
20 maggio 2005
Il nostro incubo. Non posso dire di non essere contento, non perche’ il signore mi sia antipatico, ma perche’ effettivamente ha sempre ostacolato pesantemente il nostro lavoro. Ho avuto a che fare con lui tre volte. La prima al palazzo di giustizia di Roma. Sentenza della Cassazione su Sofri. Dopo l’incursione nella diretta del Tg3, gli chiesi di lasciar perdere, l’argomento era troppo serio. Quando capii che non aveva nessuna intenzione di andarsene, mi misi a ridosso della fontana in piazza Cavour. Pur di stare dietro le spalle s’infilo’ con i piedi dentro la fontana. Basto’ una spintarella e, splaff, fini’ lungo nell’acqua. Si rialzo’ ridendo: “Collegamento bagnato, collegamento sfortunato”. Insomma, aveva accettato filosoficamente la sconfitta. La seconda volta, sempre a Roma, davanti a un palazzo crollato, tanti morti. Li’ lo convinsi. A malincuore ammise che davvero non era il caso. La terza a piazza Esedra durante la manifestazione per Giuliana Sgrena. Stavo su un palchetto per la diretta ed ero irraggiungibile. Cosi’ ebbe un’idea: compro’ un bastone, tolse il manifesto di Giuliana e ci schiaffo’ un cartello con il suo indirizzo web. Chiesi attenzione all’operatore ma quel cartello per qualche secondo fini’ nell’inquadratura. Se insomma devo fare un bilancio, mi pare che Paolini con me non abbia ottenuto grandi risultati. Devo ammettere che e’ preparatissimo, sa tutto di noi, e cerca di arringare la folla. Sentivo a piazza Esedra che diceva: “Ma vi pare che a Pino Scaccia freghi un cazzo della Sgrena?”. Ci conosce tutti ed evidentemente ha pure qualche amico perche’ sa sempre dove sono le telecamere e sa piazzarsi con blitz improvvisi. Pero’ adesso non faccia la vittima. Quando i suoi avvocati parlano di un personaggio che “si apposta dietro le telecamere in una pubblica via, è muto, immobile e non gesticola” dicono una fenomenale bugia. Non solo il personaggio gesticola, ma parla e offende a tutti i livelli, anche i livelli molto alti, anzi altissimi. Prima o poi qualcuno doveva fermarlo. Io , che mi sento spiritualmente erede di Frajese, non posso che allinearmi a quella gran mossa di Paolo a Parigi. Disse “scusate”, si giro’ e sferro’ un calcio nelle parti basse al disturbatore. Forse quello resta il sistema migliore, senza troppe denunce.



