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Il fantasma di Contrada

29 gennaio 2012

25 febbraio 2006

Ormai sembra il fantasma di quel “mastino” che tutti in Sicilia temevano. L’ho incontrato anni fa, appena uscito dal carcere, e ho visto un uomo distrutto. Si è difeso però con forza, non parlando di complotto ma insomma del destino da vittima sacrificale. Serviva distruggerlo, mi ha detto, senza spiegare perché e soprattutto da chi. Di lui sono state dette le cose peggiori. Soprattutto una, la piu’ infamante per un poliziotto: collusione con la mafia, cioe’ il nemico. In realta’, quando il responsabile del Sisde per la Sicilia orientale fu arrestato i suoi capi lo difesero a spada tratta. Ma da quando e’ morto Parisi nessuno piu’ lo difende. I suoi scarsi amici sostengono che Contrada e’ vittima di una lotta di potere. Ma i suoi numerosi nemici ritengono invece che le accuse siano autentiche. Contrada, secondo loro, avrebbe aiutato la mafia. Il problema e’ di stabilire perche’. Forse per quieto vivere, forse per paura dopo l’uccisione del commissario Boris Giuliano, ma la tesi piu’ accreditata e’ che Contrada sia stato vittima della sua ambizione. Su Contrada in effetti incombono molte altre grandi ombre che investono gli apparati dello Stato, ossia il suo ruolo nel Sisde. Si mormora di un suo “intervento” dopo il delitto Dalla Chiesa legato a documenti sul caso Moro, si dice anche che fu lui il primo ad accorrere sul luogo dell’omicidio di Insalaco, l’ex sindaco di Palermo che stava raccontando a Falcone le trame del comitato d’affari: quel pomeriggio spari’ una borsa. Non solo: Contrada e’ stato accusato anche di aver ordinato l’attentato (non riuscito) a Falcone, quello dell’Addaura. Ad accusarlo ci sono molti pentiti, di quelli credibili: Buscetta, Mutolo, Marchese, Mannoia fino agli ultimi, Cancemi e Scavuzzo. Secondo loro non ci sono dubbi: il funzionario del Sisde avrebbe favorito latitanze, vanificato operazioni di polizia e tramato con i mafiosi. E i giudici oggi hanno creduto a loro.

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