Alberto Bonanni
29 gennaio 2012
Islamabad, 14 ottobre 2005 – Le giornate del gabbiano sono sempre dure perche’ dure sono le situazioni che sorvola. (…) (Guardate questa foto) ha un sapore spettrale molto forte: questi scheletri dei palazzoni a malapena rimasti in piedi che sovrastano traballanti il cratere di quello crollato. Poi l’idea che lì sotto ha finito la sua vita Alberto Bonanni che non ho mai conosciuto ma che tutti mi hanno descritto come un vero gabbiano, un giramondo che finalmente aveva deciso di fermarsi. Il destino lo ha drammaticamente accontentato: ha visto tante terre, l’ultima e’ stata il Pakistan che amava. Abitava al terzo piano: del suo appartamento sono rimaste le briciole perche’ gli sono crollati addosso altri sette piani. Ripenso anche alla paura della notte scorsa, piu’ o meno a quest’ora, quando il tavolino ha cominciato a ballare e poi e’ arrivata, annunciata, la grande botta che ha scosso le pareti dell’albergo e ci ha mandato tutti per strada. (…) La paura. Una bestiolina che puoi controllare, con cui puoi imparare a convivere, ma alla quale e’ impossibile abituarsi.
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