Danilo Conta
Bogotà, 4 febbraio 2005
“Hola como estas mira yo se que tu no me conoses pero yo soy amiga de Danilo de la Costa un italiano que es abogado y vive en Colombia Bogota, mira yo soy Jessica Ariana Scaccia y nesesito tu ayuda mira mi papá es italiano vive en Palermo secilia y el no me a reconosido y mi mamá esta aya en italia Roma y yo aqui en Colombia porfa yo solo quiero que el me reconosca y me lleve hasta donde mi mamá yo no lo conosco y me gustaria conoserlo a mi paá y porsupuesto a ti, para que te busco para que si tu quieres tu puedes tomar mi historia y ayudarme telo agradeseria de todo Corazon porfavor ayudeme yo tansolo tengo 15 años y lo que ago o estoy haciendo es sola y con la orientación de Danilo de la Costa gracias”.Jessica
“Caro Pino, ti ricordi di me? Sono Danilo Conta, l’italiano sequestrato in Colombia che hai intervistato in Ambasciata a Bogotá. Ti scrivo per raccontarti che ho trovato una storia veramente incredibile. Ho conosciuto una ragazza che si chiama Jessica Ariana Scaccia, che vive qui a Bogotá e che vuole raccontarti una storia incredibile, ma allo stesso tempo umana. Il padre é siciliano e a quanto pare si é dimenticato che ha una figlia da queste parti. Se solo la conoscesse sono certo che la riempirebbe di baci…. Per quanto mi riguarda sono ancora in alto mare con le mie vicende. “
Ho conosciuto Danilo anni fa a Bogota’. Ho raccolto la sua storia. Ho scoperto il suo grande coraggio. Ecco cosa ho scritto allora della sua vicenda. Questa e’ la storia di Danilo Conta, un trentino di cinquant’anni, vittima dell’amore per la Colombia, paese fantastico e difficile, felice e insanguinato. Una grande avventura cominciata vent’anni fa a Bogota’. La fortuna: un ristorante, un bar, una paninoteca. Poi il sequestro. L’anno scorso, d’estate. Per sette mesi in mano ai guerriglieri del Farc. I guerriglieri sono in gran parte i responsabili, insieme ai narcos, del sangue in Colombia. Cifre impressionanti. Ogni anno trentamila omicidi e quasi tremila rapimenti. Colpiti soprattutto gli stranieri, in grado di pagare. Attualmente i sequestrati sono diciannove. Tre italiani. Danilo Conta in quei mesi sulla montagna ha perso trenta chili. Un’esperienza drammatica e pesante che serve anche a capire chi sono i guerriglieri, i banditi-campesinos. “Tutti bambini. Gli ho anche insegnato a leggere e scrivere”.Danilo Conta, dopo 219 giorni, e’ stato liberato per cento milioni di lire. L’inizio della fine di tutte le attivita’. Ora e’ protagonista di un caso allucinante. Vogliono cacciarlo via. Cosi’ ha chiesto il risarcimento al governo colombiano, si e’ messo in guerra con il ministro degli esteri, con il procuratore generale e con il piu’ importante gruppo imprenditoriale colombiano, Santo Domingo. Per ora resiste. Ma teme per la vita, in un paese dove l’unica legge, purtroppo, resta quella della “violencia“.
“Da anni ho intrapreso una titanica lotta contro la corruzione che prima di farmi sequestrare ha cercato inutilmente di farmi deportare dalla Colombia. Anche se non ci sono riusciti hanno ad ogni modo ottenuto il loro proposito di lasciarmi nella piú completa indigenza nella speranza che me ne vada. E ti garantisco che lo faró dopo che riusciro a far giustizia nei confronti dei responsabili della mia mancara deportazione che tra l’altro sono stati tutti perfettamente identificati. Certo la giustizia in Colombia non é delle migliori, ma con l’aiuto dei media italiani spero di farcela.” Danilo Conta
Una storia non finita, dicevo. Prima di questa, per sollecitare l’aiuto per Jessica (che estendo a tutta la tribu’ naturalmente) Danilo Conta mi aveva scritto un’altra email. Questa.



